Le poste

Da me l'ufficio postale è nella via del mercato. Sulla strada si è assaliti dagli slogan dei commercianti. Banane, mele, pere, a un prezzo incredibile al kilo. Ci si fa strada tra sacchetti e vestiti appesi, sigarette accese e bambini scapestrati. In fondo, l'entrata.

Dalle grida dell'esterno si passa al silenzio (quello da sala d'attesa). Qualche vecchietta si volta incuriosita. Sulla sinistra la macchinetta gialla dispensa-biglietti, le iscrizioni dei pulsanti scritte a mano. Pigio il bottone e un bigliettino mi dice A277. Siamo all'A210. Do uno sguardo intorno in cerca di un posto. Una signora si alza per andare allo sportello. Una vecchietta in piedi guarda il posto lasciato vuoto, poi guarda me. Io guardo lei. Sa benissimo che non ce la farà, mi avvio a passo sostenuto sentendo il suo sguardo rassegnato su di me. Mi siedo.

Attendo pazientemente il mio turno. Intanto do un'occhiata al muro: c'è un depliant che da consigli per non farsi derubare in casa durante le vacanze, è dell'estate '99. C'è la pubblicità di un conto per i giovani, si vede un ragazzo che va alla posta ,anzichè portare una valigetta con dei soldi porta un fascio di fieno... mi chiedo perchè ho aperto un conto alla posta. Una signora urla contro un addetto dietro il vetro, non riesco a capire quello che dice, un vecchietto commenta "...tutti i giorni la stessa storia..." con un accento che dire piemontese è riduttivo. Arriva il mio turno.

Mentre mi avvicino ho la stessa sensazione di sempre. Non so se ovunque sia così ma da me l'ufficio postale è un luogo particolare. Oltre i vetri degli sportelli c'è un mondo diverso dal nostro, fatto di carta: mobili di carta, pavimento di carta, pareti di carta ricoperte di carta. E le persone che vivono lì dentro sono anche loro diverse, come se fossero di un'altra dimensione, distaccate da questo mondo, sospese nel tempo. Devo fare un versamento, un prelievo e ricaricare la carta. La commessa fa tutte le operazioni e alla fine mi ritrovo con una pila di fogli che non so dove mettere, penso agli alberi dell'Amazzonia. Un vecchietto è gia dietro di me pronto a scattare per il suo turno. Esco.

I rumori mi riportano alla realtà: le banane sono sempre a un prezzo incredibile al kilo, un bambino quasi mi investe correndo.
E penso: quand'è che mi decido a cambiare pusher?!?

postato il 06/11/2006 alle 02:16 in generale

Dona: Ciao Max......!!!!!!!!
Ma il pusher non l'avevi già cambiato?[sorriso]
Cmq divertentissima la descrizione che fai della posta....

inviato il 06/11/2006 alle 13:31

Max: Ciao!!
Cambio spesso ma la roba è sempre quella![sorriso]

inviato il 06/11/2006 alle 13:42

Sere: Bellissimo post, a parte la battuta finale sul pusher. Finalmente hai le foto, gioia e giubilo. Bacissimi e a presto,Sere.

inviato il 06/11/2006 alle 17:58

Luigi: Grazie a Serena e a Max(finalmente!) per le foto.

Ho visto che anche tu ti sei dato alla fotografia culinaria :)

Non amo particolarmente la Posta, se posso la evito, ma anche da me è + o - così.
Nonostante le macchinette gialle, c'è qualcuno che prende il numero e al primo numero saltato si intromette allo sportello, facendo finta di avercelo.

@Max, no la ragazza che mi piaceva è scesa alla fermata della metro prima, così ho continuato a leggermi x 25 minuti il libro che avevo.

inviato il 06/11/2006 alle 18:40


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